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Approfondimento · Per il marketing

Tono di voce aziendale: come scriverlo perché lo rispettino colleghi, agenzie e AI

Il documento di marchio esiste quasi sempre. Il problema è che nessuno lo usa mentre scrive. Ecco come trasformarlo in regole che si possono applicare, con esempi.

«Professionale ma vicino.» «Autorevole senza essere freddo.» Molte linee guida di tono si fermano qui, a una coppia di aggettivi che tutti approvano e nessuno sa applicare. Il risultato si vede nei testi: l'agenzia scrive in un modo, il commerciale in un altro, l'assistente AI in un terzo, e chi fa marketing passa le giornate a correggere. Un tono di voce funziona quando chi scrive, persona o modello, può controllarlo da solo prima di consegnare.

Gli aggettivi non bastano

Un aggettivo descrive un'impressione, una regola descrive una scelta. «Vicino» diventa: diamo del tu nei social e del lei nelle email ai clienti business; frasi sotto le venti parole; niente gergo tecnico senza una spiegazione accanto.

La prova è semplice: due persone diverse, leggendo la regola, devono arrivare alla stessa correzione dello stesso testo. Se non ci arrivano, la regola è ancora un aggettivo.

Le cinque parti che servono

Registro: tu, voi o lei, e dove. Ritmo: lunghezza delle frasi e dei paragrafi, uso degli elenchi. Parole: quelle da usare, quelle da evitare, ciascuna con l'alternativa (non «evitare termini commerciali», ma «diciamo offerta, non promo»). Frasi vietate: le promesse che l'azienda non può mantenere e le formule che non vi somigliano. Esempi: un testo prima e dopo, per ogni canale che usate.

Gli esempi pesano più di tutto il resto. Un modello AI e un collaboratore nuovo imparano più da un paragrafo riscritto bene che da una pagina di principi.

Se due persone, leggendo la regola, correggono lo stesso testo in due modi diversi, la regola è ancora un aggettivo.

Un esempio

Un produttore di serramenti vuole un tono «competente e diretto». Tradotto in regole: frasi brevi; un dato tecnico per paragrafo, con l'unità di misura; niente superlativi («il migliore», «unico»); «posa» e non «installazione», perché è la parola dei loro installatori; vietato promettere tempi di consegna nei post. Esempio prima: «I nostri straordinari serramenti garantiscono un isolamento unico!». Dopo: «Il telaio da 78 mm con triplo vetro arriva a una trasmittanza di 0,9 W/m²K. Ti diciamo in sopralluogo se è quello che serve alla tua casa.» L'esempio è illustrativo.

Chi lo possiede, e quando cambia

Un tono di voce ha bisogno di un proprietario: una persona che decide le regole, risponde ai dubbi e le aggiorna. Senza, ogni discussione su una parola diventa una trattativa, e le eccezioni diventano la regola.

Conviene anche prevedere come si propone una modifica. Se l'agenzia pensa che una regola sia sbagliata, deve poterlo dire a chi decide, invece di ignorarla nel testo successivo.

Farlo rispettare all'AI

Incollare il documento di marchio nella richiesta a un assistente aiuta poco: il modello lo legge una volta, lo applica a metà e se lo dimentica nella richiesta successiva. Funziona meglio quando le regole stanno in un posto stabile e vengono applicate a ogni testo, con un controllo che segnala cosa non le rispetta.

In Content Tuner il tono di voce è un livello della conoscenza che appartiene a chi fa marketing: registro, parole e frasi vietate valgono in ogni generazione, di chiunque sia. Quando un testo non le rispetta, il sistema propone la versione corretta e dice quale regola stava violando.

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